Il 19 marzo 2024 si è costituita formalmente l’Università Popolare “il pane e le rose”.
In realtà l’idea nasce in condivisione con Giancarlo Zambelli, detto Zambo, ambientalista, presidente e fondatore del Cineclub “Claudio Zambelli” di Boretto.
Molti di noi lo ricordano come un amico fraterno, un “combattente” per la pace, tenace sostenitore della partecipazione attiva alla comunità come un dovere civico nonostante i tempi avversi.
Così, a circa un anno dalla sua scomparsa, abbiamo deciso di dar vita a questo progetto.
Un omaggio al suo desiderio ostinato che solidarietà e fratellanza dovessero accompagnarsi ad una lotta per far rinascere il pensiero critico.
La convinzione di Zambelli, che in questa contemporaneità complessa dove tutto è con-fuso, cultura, scuola, istruzione, partecipazione alla vita sociale nelle sue varie forme fossero l’antidoto all’ignoranza, al pensiero unico, all’indifferenza e in buona sostanza formassero gli strumenti di una convivenza non violenta tra uomini e natura.
L'espressione "pane e rose" si riferisce a un insieme di rivendicazioni operaie, in particolare quelle femminili, che chiedevano non solo salari equi (il pane) ma anche una vita dignitosa con accesso a beni culturali, alla bellezza e al rispetto (le rose).
Origine
Lo slogan nasce da una poesia di James Oppenheim intitolata "Bread and Roses" che a sua volta trae ispirazione da un discorso di Rose Shneiderman.
Il "pane" rappresenta i bisogni materiali come il salario mentre le "rose" simboleggiano i bisogni immateriali come la dignità, la cultura, il tempo libero e la bellezza.
In questo contesto il fiume può essere interpretato come come un simbolo di movimento, cambiamento e flusso della vita in linea con il concetto di progresso sociale e lotta per i diritti.
In sintesi l'espressione "il pane e le rose" evoca la lotta per la difesa dei diritti che va oltre la mera sussistenza collegandosi alla forza della natura e al flusso inarrestabile del cambiamento.
Chi eravamo
L'intento è lo stessodi quel fenomeno europeo che mosse i movimenti socialisti e i sindacati di fine ottocento e primi 900 quando inventarono le Università Popolari per riscattare attraverso la conoscenza e il sapere le classi sociali più emarginate e povere: operai e contadini.
Non solo quindi istruzione ma formazione per rendere più consapevoli donne e uomini dei loro diritti.
Alla base di quel movimento vi era l'idea di diffondere l'istruzione tra il popolo per mezzo di conferenze, dibattiti, distribuzione di opuscoli e libri.
In Italia fondamentale fu in tal senso l'apporto della rivista quindicinale "L'Università Popolare" fondata da Luigi Molinari (1866-1918) a Mantova nel 1901 e poi trasferita a Milano dove Molinari diresse fino al 1918 l'Università Popolare Milanese con pubblicazioni periodiche.
Altrettanto fondamentale fu l'apporto fornito dal linguista e indologo Francesco Lorenzo Pullè (1850-1934) che organizzò a Milano nel 1906 il 1°Congresso internazionale delle Opere di educazione popolare, a cui partecipò un buon numero delle circa 70 Università Popolari allora operanti in Italia. Nel 1908 a Parigi al 2°Congresso internazionale costituì, insieme alla consorelle europee, la Confederazione Internazionale delle Università Popolari.
Le vecchie Università Popolari ripresero vita nel dopoguerra dopo la caduta del fascismo che le aveva chiuse o inglobate. In seguito sorsero e si svilupparono altre istituzioni culturali che assunsero denominazioni differenti come ad esempio "l'Unitre" - Università della Terza Età.