Si tratta di uno spettacolo-lezione, ideato e interpretato da Ciro Maiocchi, che esplora l’evoluzione della violenza nell’essere umano. Il monologo prende spunto da un’analisi del Colosseo, il più grande anfiteatro del mondo, dove morirono quasi 4 milioni di gladiatori in 443 anni di attività. A questo numero si aggiungono 1 milione di animali e circa 50.000 schiavi morti durante la costruzione. Lo spettacolo indaga il motivo per cui l’uomo costruisce opere imponenti per godere della violenza e del sangue. La guerra diventa solo un gioco? Oppure lo spettacolo del sangue serve al potere, a narcotizzare il popolo?
Il monologo analizza anche il periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale e i cambiamenti negli scenari geopolitici e nei modi di fare la guerra. Vengono affrontate questioni contemporanee come le guerre umanitarie, la lotta al terrorismo globale e i conflitti in corso, invitando a sviluppare un punto di vista autonomo, libero dai condizionamenti del mainstream.
Inoltre, lo spettacolo si interroga su quale sia l’antidoto alla violenza umana, ponendo la domanda: “perché la pace?” anziché “perché la guerra?”.
L’unica soluzione plausibile, per Maiocchi, è l’eros, che tiene a bada “l’Hitler che è dentro ognuno di noi”.
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