
COMUNICATO STAMPA
UNIVERSITA POPOLARE „IL PANE E LE ROSE“ APS
PER «ATLANTE DELLE RIVE»
IL 26 SETTEMBRE 2026, 0RE 19,11, VIA ARGINE CISA N. 11, BORETTO (RE)
PRESENTA
IO SONO IL PO. Narrazioni e Musica
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEI FIUMI
UNI.POP. Il pane e le rose APS partecipa al progetto «Atlante delle Rive» ideato da Marco Paolini per raccontare i corsi d'acqua d’Italia.
Il 26/09/26) a Boretto (RE) in via Argine Cisa n. 11, UNI. POP. Il pane e le rose APS)
Presenta
IO SONO IL P0. Dal crepuscolo verso la notte il fiume si racconta.
Le narrazioni di Ciro Maiocchi saranno declamate da:
Luciana Amadasi, Daniela Farina, Ciro Maiocchi, Luigi Malaspada, Marco Paterlini, Pierluigi Bonfatti Sabbioni, Andrea Salvemini, Afro Somenzari, Fiorello Tagliavini, Donatella Zanoni
Accompagnate dalla musica del MAQUIS TRIO
Evento gratuito e aperto a tutti a cui seguirà una Cena Conviviale.
La serata si svolgerà sulle rive del Po presso la “Cattedrale”, spazio interno del uso 432 a cui hanno aderito realtà associative, enti e comuni che condividono i valori di profonda “amicizia” nei confronti del fiume
IO SONO IL PO è parte di Atlante delle Rive, da un'idea di Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo, realizzato da Jolefilm: il progetto triennale nato con l'ambizioso obiettivo di cambiare la percezione dell'importanza dell'acqua nella nostra vita e promuovere un rapporto sostenibile con questa risorsa fondamentale. Un'opera corale che non ha l'ambizione di risolvere i problemi legati alla gestione idrica, ma di raccontarli, creare connessioni e far nascere una nuova consapevolezza collettiva per prendersi cura dei nostri fiumi.
Il progetto nasce da una riflessione sul nostro rapporto disconnesso con l'ambiente idrico. «Il termine “rivale” - spiega Paolini - viene dal latino rivus e indica colui o colei che attinge al medesimo corso d'acqua. Finché di acqua ce n'è va tutto bene, ma quando scarseggia si diventa rivali. Capire l'articolazione degli interessi nella gestione delle acque, delle falde e dei fiumi prima, e dei tubi poi, è un passo necessario per superare le rivalità, individuare i punti di forza di una necessaria alleanza e restituire alle acque il valore di bene comune. Il cambiamento climatico ci impone oggi di impegnarci a farlo.»
La forza di Atlante delle Rive è la sua coralità, che si manifesta per la seconda volta, dopo il successo del 2025, nella Giornata Mondiale dei Fiumi: domenica 27 settembre, lungo i fiumi italiani, sono in programma oltre 50 appuntamenti, spettacoli, racconti e cammini che coinvolgono cittadini, artisti, ricercatori e tecnici del settore idrico in un'unica, grande celebrazione dell'Italia dei fiumi.
Atlante delle Rive è un progetto ideato da Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo e realizzato da Jolefilm con il sostegno di CAI - Club Alpino Italiano, Veneto Agricoltura, Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali, Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, Regione Emilia-Romagna, Commissario straordinario per la ricostruzione nei territori colpiti dall'alluvione del maggio 2023 in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, Viveracqua e ANBI-Associazione Naz. Consorzi gestione e tutela territorio e acque irrigue e acquevenete.
Con il patrocinio di CMCC Climate , NBFC - National Biodiversity Future Center e Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Partner Culturale: Istituto Cervi
Programma completo degli eventi del 27 settembre: https://atlantedellerive.org
Per informazioni: Luciana Amadasi 348 565 8490, Luigi Malaspada 393 980 88322,
mail: unipopilpaneelerose@gmail.com
Testo narrativo Ciro Maiocchi
Adattamento teatrale e letture sceniche
Luciana Amadasi
Daniela Farina
Luigi Malaspada
Marco Paterlini
Pierluigi Bonfatti Sabbioni
Andrea Salvemini
Afro Somenzari
Fiorello Tagliavini
Donatella Zanoni
Supporto musicale
Maquis trio band jazz/swing
Iniziativa organizzata e promossa da
UNIVERSITÀ POPOLARE “Il pane e le Rose “APS
in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi
Boretto Settembre 2026
IL FIUME *
Il fiume riporta olio e catrame.
Schiume e tronchi, animali e letame
Se l’acqua fosse acqua che voglia di bere
Su dimmi, ricordi quei visi orgogliosi,
i tuffi dei pazzi,i coraggiosi
Per grandi pianure il vento domanda ...ma può un fiume morire?
Il fiume riporta barche e legni,
ruggine chiodi, pesci e segni
Se l’acqua fosse acqua che voglia di bere
Su dimmi, ricordi di voli più belli
La voce dell’uomo dei battelli
Tra esili canne il vento domanda ..ma può un fiume morire?
Il fiume riporta quello che trova,
quel che riceve, rigetta e rinnova
Se l’acqua fosse acqua che voglia di bere
Tramano vendetta correnti scure
dai gorghi profondi mortali paure
Tra alti pioppi il vento domanda...ma può un fiume morire?
* Il Fiume, brano tratto dall'album (Solo Nomadi), edito nel 1990.Augusto Daolio (autore del testo) e Giuseppe Carletti (compositore della musica), con la collaborazione di Odoardo Veroli (per il testo e la musica).
PROLOGO
E’ da quando esisto, che si parla di me, spesso a vanvera …
usando termini e aggettivi inadeguati e impropri.
Più volte ho sentito dire che…
sono ormai stanco
troppo vecchio per gorgogliare ancora
non do più le emozioni di un tempo.…
Quando ero giovane, invece...
Così chiacchieravano i pescatori, i rivaroli, i mugnai, gli scariolanti...
Le mie acque parlavano
emettevano sibili e suoni,
quando le piene si facevano grosse, ma proprio grosse,
prendevano “la gobba”, cioè le mie acque crescevano talmente tanto che formavano una sorta di arco.
Io ho un linguaggio tutto mio
costruito con l’esperienza accumulata nello scorrere dei secoli
Solo io riesco a interpretare le ragioni
per cui le mie acque diventano a volte vorticose, a volte tumultuose o dirompenti oppure liscie e tranquille.
L’essere umano mi vede solo quando ha paura di me,
della mia potenza, del mio incontrollato fluire ….
Si spaventa quando vado troppo veloce,
quando mi allargo troppo e supero le barriere che lui ha costruito.
Questa paura.... È quella che ha disegnato il mio percorso in questi 30.000 anni di storia.
L’uomo mi ha cucito un vestito troppo stretto, con argini sempre più alti,
mi ha coperto di inquinanti,
ha depredato le mie sabbie e ha continuato a
scavare , scavare , scavare.
Se invece foste venuti a scuola da me
avreste imparato il mio alfabeto,
avreste capito il mio linguaggio
ed evitato tutti questi errori.
Ma io sono paziente e ...desidero
re-istruire voi uomini che ancora non sapete.
Affinché la prossima volta che entrerete in contatto
con questa soggettività
ne siate sopraffatti e felici.
Su di me si sono gettati fiumi di parole
tutti si sono dannati a descrivermi
ma nessuno ha ancora visto
l’entità vivente che io sono.
1. IO SONO L’ANIMA DI QUESTA COSTRUZIONE
La domanda che tutti mi fanno
quando parlano del Po è
qual è l’inizio della storia...?
Quando sei nato?
Ma è così davvero?
Durante il Pleocene
cioè un tempo antichissimo
compreso tra i 5,3 e i 2,6 milioni di anni
Io dovevo ancora nascere, ma ricordo bene le storie
che mi raccontavano i miei antenati
com’erano
le montagne e i ghiacciai che circondavano questa valle.
Tutti insieme,
tenendosi per mano
formavano una immensa catena
che conteneva un grandissimo mare.
Proprio così 48.000 km2 di mare
che in alcuni punti era profondo anche 800 metri.
Un mare senza barche, senza pescatori
ne tanto meno pirati.
Qui regnavano balene enormi,
branchi di delfini velocissimi,
squali di dieci metri con tre file di denti
polipi dagli immensi tentacoli,
meduse velenose che inglobavano tutto ciò che incontravano.
Poi all’improvviso
un frammento di roccia si stacca dalla montagna.
Il ghiaccio blu si fonde sfregando contro le rocce
e così giorno dopo giorno
questi frammenti rotolano verso al mare.
Una crepa dietro l’altra
inizia il processo di sedimentazione
Inesorabile, sempre più potente
fino a divenire inarrestabile.
La mia genialità, la mia unicità sta proprio
nell’ architettura do questo bacino idrografico.
Ho agganciato ad un unico destino,
ben 141 affluenti nei 652 km del mio tragitto.
Tutti questi sedimenti si sono depositati fino a 600.000 anni fa
colmando il buco preesistente
Io sono nato allora e questa è l’anima del Po .
Io sono l’Artefice della creazione
di questo immenso complesso cosi detto valle padana.
2. LA PALUDE :BRIGANTI E MALARIA
Non tutto scorreva,
non tutto andava liscio” si direbbe oggi.
Infatti non tutta l’acqua che portavo insieme ai miei affluenti andava a valle,
una parte si fermava, stagnava.
Non mi piace molto parlare di questo ambiente che io ho creato
Ma anch’esso fa parte di me!
Nella palude non si vede mai il sole, anche di giorno
la luce è sempre filtrata dalla nebbia.
Le figure che si intravedono sono ovattate,
non si distinguono bene gli uomini dagli animali o dalle piante.
Queste zone umide nascono dove l’acqua non scorre ma ristagna. Tutto è putrido e sembra malato,
questo è il regno della malaria.
Ma perché vivere qui?
Ma che cazzo ci fa l’uomo qui?
Eppure l’uomo ha costruito le capanne sospese per viverci
su dei grossi pali conficcati nel terreno fangoso,
erano le palafitte.
Accendere un fuoco era assai difficile,
l’aria era piena di umidità.
Alla malaria non c’era rimedio
Pochissimi resistevano,
Con il passare degli anni
queste zone divennero “desertiche”,
spopolate e abbandonate da molti.
Qui si nascosero i briganti!
Brava gente! Si proprio brava gente!
Al contrario di quanto pensa la maggior parte delle persone.
Sono i ribelli di quel tempo,
che combattevano contro l’occupazione francese
e le leggi speciali emesse contro di loro.
Per questo io preferisco chiamarli
i “partigiani della palude”.
Tutti disertori perché rifiutavano la leva obbligatoria,
rifiutavano le leggi marziali applicate anche ai familiari
con l’aggiunta del diritto al saccheggio
o all’incendio dell’intero villaggio.
Molti erano personaggi leggendari,
amatissimi dal popolo e da quelle genti
Rubavano ai ricchi per dare ai poveri affamati.
Vorrei raccontarvi la storia di uno di loro
che ho conosciuto bene!
Prospero Baschieri detto “Pru’spon.”
Nato a Budrio nel 1781, da una famiglia di contadini,
quinto di otto fratelli
Stenti e miseria regnavano
in quella famiglia così numerosa.
A 23 anni rifiuta di aderire alla leva napoleonica,
diventa un disertore e in pochissimo tempo è il capo di un gruppo di “insorgenti”.
Viveva a Longara in una zona golenale
ricca di canneti, acquitrini, arbusti.
La popolazione locale lo considerava un benefattore
cosicché gli era facile nascondersi e sfuggire ai gendarmi.
Le sue imprese infuocavano gli animi alla ribellione
Fra le tante divennero leggendarie:
l’occupazione di San Giovanni in Persi ceto,
l’assalto alla caserma di Altedo e al comune di Trebbio.
Tentò anche di liberare Bologna aprendo una breccia a Porta Galliera ma fu costretto a ritirarsi per lo scarso consenso popolare e la scarsità di armi e munizioni.
Partecipò insieme ad altri
al tumulto di Novellara del 1801
una vera e propria insurrezione civile
contro la tassa sul macinato.
Il 5Gennaio, a S. Giovanni alle 4 del pomeriggio, presso il mulino di Gandini Domenico, si riunirono più di 500 persone armate di grossi bastoni, strumenti di lavoro e fucili per protestare contro la tassa.
Nel 1810 la leggenda del gigante buono (era alto 2,10m.)
Si interrompe, finisce!
In uno scontro a fuoco assai cruento
con i gendarmi francesi
Pru’spon viene ferito mortalmente.
La storia racconta che per non finire in mano ai francesi, si lasciò cadere in un canale dove morì dissanguato.
La sua testa fu conficcata in cima a un palo
fu esposta a Budrio e a Bologna
come monito alle popolazioni
che lo avevano appoggiato.
L’ideologia dei vincitori ha prevalso ancora
facendo diventare il primo movimento insurrezionale del Risorgimento italiano una semplice questione di banditi e briganti.
Anche questa è una storia che va riscritta!
3. IO E LE GRANDI OPERE :IL PERICOLO INCOMBE!
Arriva lo straniero!
Gualtieri, 1650, arrivano i signori Bentivoglio
e per me cominciano i guai!
Non sono più padrone di tutte le mie acque,
l’uomo vuole più spazio, vuole terra da coltivare.
Insomma gli affari sono affari e
la pioppicoltura viene estesa a moltissime golene.
Pertanto occorre costruire botti e canali per raccogliere le acque in eccesso ed eliminare molte zone stagnanti.
Il signor Cornelio Bentivoglio è l’ideatore di
questa grande opera di ingegneria idraulica,
ancora oggi in attività
Ma come funziona una “botte”?
Qui non si mette vino ma solo l’acqua!
Si tratta di un sifone a due canne in muratura
con arco a tutto sesto
larga 2,19 m e alta 2,5m
lungo 77 metri (oggi 85m)
Questa opera sotto passa il torrente Crostolo
da argine ad argine
permettendo al cavo Derivatore
di scaricare le acque in Cavo Fiuma
e da qui verso Est fino al fiume Secchia
(Parmigiana Moglia).
Le acque si incrociano ma non si mescolano mai.!
Quest’opera ha permesso di bonificare
e rendere coltivabili circa 75.000 ettari di terreno
trasformando il paesaggio di molta parte della pianura
e con essa anche le attività umane
con il ripopolamento del mio habitat.
Poi sono arrivate le grandissime opere
Quelle dette della modernità!
Prima fra tutte la costruzione delle arginature
per difendere l’uomo dalle inondazioni.
Che col tempo sono andate sempre più in alto
mentre il mio alveo si abbassava sempre più.
Ed io fui costretto a spingere le mie acque
a velocità sempre crescenti,
a distruggere opere appena compiute,
mentre l’uomo continuava
a scavare sabbia in alveo.
Saccheggiavano la MIA sabbia,
la più bella
quella che non aveva bisogno
di nessuna lavorazione.
La convivenza tra me e l’uomo si fa difficile,
esiste uno sbilancio a favore dei primi troppo forte!
I buoni propositi previsti in tutti i progetti
dalla produzione di energia,
al possibile ripristino della navigazione interna,
alla rinaturalizzazione delle golene…
agli sbarramenti
falliscono miseramente!
Come quello di Isola Serafini
che ha causato il suo spopolamento ,
da 600 abitanti si è passati a 42 abitanti
diventando così un luogo senza identità.
Un non luogo!
Ma oltre a ciò’ quell’opera
ha portato a valle
tutti i problemi di erosione del fondo
e di instabilità dell’alveo.
Insomma si è perso ogni equilibrio!
Le conseguenze della canalizzazione sono catastrofiche,
gli effetti negativi del mio alveo
si propagano all’intero bacino idrografico.
Per garantire fondali a 2,5m per la navigazione interna
si sono disegnate con i pennelli nuove linee di sponda
che mi hanno fatto sprofondare ancora.
Infatti la portata del mio alveo di magra è passata da 5000m3//sec. a 400m3/sec. a
Una vera assurdità per un fiume a corrente libera!
Io ho bisogno di correre, di allargarmi,
voglio andare dove mi pare ovunque!
IO SONO IL PO, non sono un canale!
E voi uomini dovrete adeguarvi
4. DI SECCA ...MUOIO
Vi volevo aggiornare
che solo nel 2022 ho rischiato di morire,
o meglio di sparire!
A dir la verità anche la secca dell’agosto 2026 è stata devastante
Non giocavo a nascondino
mi ero proprio “seccato”,
tant’ è vero che in alcuni punti
alcuni di voi sono passati su di me
attraversando a piedi il mio letto.
Dove prima passava l’acqua ora passa l’uomo;
si era formato un lastricato di zolle durissime,
fessurate tra l’una e l’altra
sembrava un paesaggio lunare
e non i resti di un fiume,
un grande fiume. Il Po.
Sono stato ridotto ad un rigagnolo
con una portata di 145m3/ sec.
Mentre negli ultimi 200 anni
la mia media storica era di1500-1800 m3/sec.
La colpa non è mia
ma è sempre vostra!
VOI incoscienti
che pompate come forsennati
l’acqua per irrigare anche se ce né pochissima.
Nessuno si è preoccupato
di risparmiarla quando in tutto il mio bacino
le piogge invernali e primaverili
erano diminuite tra il 40% e il 60%.
A questo si è aggiunta
un ondata di calore che ha portato lnel 2022 le temperature
in Val padana a +3°C sopra la media stagionale.
Permettendo,
data la mia bassa portata
all’acqua del mare
di entrare e risalisse fino a 30-40 Km nell’entroterra
rendendo salmastra l’acqua dolce.
Insomma le mie acque
sono diventate veleno per l’agricoltura
e sono per noi imbevibili!
Umani svegliatevi!!!!
Sono ormai convinto che se l’uomo non cambia
arriverà l’inferno climatico che brucerà l’intero pianeta!
5. IO BRADALGISO, IL BARCAIOLO TEMERARIO
Ora vi racconto la storia di quest’ uomo
con il quale ho stretto un legame profondo.
Non esiste sul fiume nessun uomo
temerario quanto Bradalciso.
Lui impavido e audace non aveva paura di me,
neanche quando “facevo la gobba”, cioè la portata delle mie acque
superava i 6500m3 al secondo
e il vento tra i pioppeti
emetteva un sibilo stridente.
Più le mie acque correvano
più il sibilo diventava acuto.
Non aveva paura perché mi conosceva.
Mi conosceva perché lui era un uomo di Po
ma ancora di più si fidava di me.
E’nato sul fiume,
ha vissuto una vita sul fiume.
La sua famiglia aveva un mulino uno dei 12 mulini esistenti
tra Riva di Suzzara e la foce del fiume Enza a Brescello...
di fronte c’era la “Maifinita”,
una golena immensa, tra le più grandi presenti sul PO.
Abitare e lavorare sul PO non era per tutti.
Fare il mugnaio richiedeva competenza tecnica per la gestione
della ruota ad acqua, per la manutenzione
delle pesanti macine in pietra,
per regolare il flusso di grano.
Si lavorava giorno e notte e tutti i giorni della settimana.
Bradalciso iniziò a lavorarci già all’età di 10 anni.
Una notte, la ruota ingoiò
un legno troppo grosso per “sputarlo via” e Bradalciso
nel tentativo di smuoverlo ne rimase impigliato.
Se la corrente non diminuiva
le ruote potevano stritolarlo in pochi istanti.
Qui è nata la stima profonda tra me e lui .
Io rallentai la corsa delle mie acque
e il legno venne sputato fuori liberando Bradalciso.
Da allora non ci siamo più persi di vista!
Oggi non ci sono più i mulini ad acqua
ma lui è sempre la sul fiume
a fare legna anche durante le piene.
Con la sua batana a fondo piatto,
affianca i tronchi che Io trasporto
li arpiona e li aggancia alla sua barca……
(appare come la lotta tra il capitano Achab e Mody Dik)
e li aggancia alla sua barca.
Con tutta la forza che ha
e la tecnica che possiede nel remare
si avvicina alla sponda dove le acque sono più calme.
Ma anche qui il pericolo incombe.
Remare trai i boschi di pioppi
con la corrente elevata non è semplice.
Se la batana si intraversa contro i pioppi
si formerebbe una muraglia dalla quale
sarebbe impossibile uscirne.
Poi legati i tronchi agli alberi più possenti
attende che si asciughino
e poi fatti tanti pezzi di legno
che stanno esattamente dentro un
copertone da bicicletta li porta a casa.
Ormai la sua casa è ricoperta da spicchi regolari di
legna pronta da ardere.
All’ultima grande piena del 2000 era ancora su di me!
Io e Lui abbiamo vissuto per 75 anni insieme in una simbiosi magica e indistruttibile!|
6. IL CHIRURGO DEI FONTANAZZI
Mi ero proprio “incazzato”,
ero furibondo per tutto quello che ho dovuto subire
nei decenni precedenti da parte dell’uomo.
Gli ho fatto prendere un bello spavento!
A Boretto quella notte del 2000
lo zero idrometrico ha raggiunto il colmo (+9,6 metri) .
In quei momenti me ne sono fregato
anche della soglia di allarme
che era 4 metri sotto.
La “gobba” ha fatto l’effetto che volevo!
Correvo, correvo e il sibilo tra i boschi
era sempre più intenso
Scoppiano i “fontanazzi” quasi ovunque.
La mia forza, la mia pressione
contro gli argini aumentava
e creavo delle vie di fuga di acqua torbida sotto l’argine
Ben 4 province erano a rischio di inondazione
Mantova, Reggio Emilia, Cremona e Piacenza.
Tutti vigilavano,
tutti erano sugli argini giorno e notte
a controllare che nessuno facesse il furbo
cioè rompesse l’argine di proposito
per salvare la propria riva.
Lì ho visto gli uomini segnati dalla paura!
Quella notte l’acqua saliva di 15 cm l’ora...poi aprirono a
San Benedettto Po e la Maifinita e allora nacque la speranza.…
l’acqua scendeva di 18 cm l’ora.
Durante questa lotta ho conosciuto un uomo
che sapeva leggere e interpretare le mie acque torbide.
Sapeva dove si sarebbero sviluppate le mie gallerie.
Tutti, almeno di là da Po,
chiedevano a lui come fare
a fermare questo o quell’altro fontanazzo.
Per chi non sa, rammento che i fontanazzi
agiscono sotto l’argine e possono distruggerlo in pochissimo tempo.
Quest’uomo, che chiamo “il chirurgo” dei fontanazzi
è un uomo di poche parole, scorbutico.
Che prima di fare qualsiasi cosa
poggiava l’orecchio sull’argine
e parlava in un linguaggio incomprensibile.
(alcuni suoi amici dicevano che sussurrava al fiume…)
poi con il suo bastone indicava il punto
dove costruire la coronella di sacchetti di sabbia
e fino a che altezza andare.
“Al funtanas l’è nà brota bestia...”
dicevano i contadini e chi conosceva bene la golena.......”
Ades l’è che, ma da chè an minùt, lè là.....”
Bisogna inseguirlo e costruire
l’anello di sacchetti che permetta
per la contro pressione esercitata di fermare
l’uscita d’acqua e quindi fermare le gallerie create.
Ricordo il fontanazzo esploso
nel water di una casa di Correggioverde
addossata quasi all’argine maestro.
Qui il chirurgo ha dato il meglio di sé
le cinte di sacchetti erano diverse
perché il fontanazzo si spostava
in continuazione,
dal water alla pompa in cortile,
dal cortile alla doccia e poi in cucina.
Alla fine a più cerchi concentrici,
uno incatenato all’altro.
Nacque una vera opera d’arte,
di ingegneria idraulica
che sfiorava il sottotetto.
Ad oggi quella casa è ancora in piedi ed è tutt’ora abitata.
Nessun drone sarebbe capace di ricostruire una simile opera
Solo pochissimi uomini sanno leggere la mia natura profonda .
Il chirurgo è uno di loro e questo mi dà speranza!
7.IL MIO RESPIRO…MORENTE
Proprio così,
anch’io ho bisogno di respirare.
quasi come gli uomini!
Quando le mie acque invadono le lanche
e depositano materiale
questo è il mio respiro.
Finalmente l’hanno capito anche i più stolti.
I pioppicoltori (e ve lo spiego con il vostro linguaggio)
che occorre riattivare
quei processi morfologici naturali
che sono il recupero della capacità di espansione
e laminazione delle arre peri fluviali
per la gestione dei sedimenti.
I danni provocati sul mio corpo
Sono gravissimi
Il più pericoloso è lo sprofondamento
delle quote di fondo del mio alveo,
che vuol dire una corrente più forte,
acque più veloci...…
sembra di essere in una pista a Indianapolis
le fondazioni dei ponti cedono spesso,
le prese d’acqua non pescano più,
perdo sempre più le zone umide,
si abbassa la falda acquifera,
perdo habitat naturale
e al mare arrivano sempre meno sedimenti
Vi faccio un appello ..
Tornate a farmi respirare come un tempo.
riaprite i rami laterali
ridando loro la funzione originaria
deposito di sedimenti
insieme ai processi di erosione.
.
Chi studia l’idromorfologia
sa cosa vuole dire
lavorare con la natura
e non contro la natura.
Occorre studiare le variazioni delle forme fluviali
conseguenti alle modifiche delle portate liquide
quali sono i materiali, le forme,
i processi che caratterizzano il mio corso
dove sedimento e in quali altre zone invece erodo.
Fare un bilancio è oggi indispensabile
per capire come farmi respirare meglio.
Insomma non sono un semplice canale.…
IO SONO IL PO
il più grande fiume a corrente libera che esiste in Italia.
Esigo questa attenzione!
8. UN PESCERECCIO PER UN PUGNO DI SABBIA
IL FATTO
Era notte fonda!
C’era freddo e piovigginava
sentivo nella mia pancia un rumore strozzato e un’ombra
che si muoveva nella luce della notte ad un ritmo cadenzato
…entrava e usciva dalla mia pancia!
Non capivo ancora cosa poteva essere
stava sempre in mezzo e sembrava seguisse
il corso del mio letto ma poi compresi ….
era un enorme testa di draga che con il suo cannone aspirante
convogliava la sabbia nella sua pancia.
Intanto il livello di pescaggio della draga
saliva, saliva saliva. Era quasi l’alba e il peso della sabbia rubata
quella notte fu di 300 tonnellate che a 45 Euro al m3
ha portato ai pirati del Po un bottino di 8500 euro in una sola notte.
Ma quella notte c’erano anche i carabinieri,
appostati con le telecamere e i pirati ( 3 marinai e un capitano)
furono beccati in flagranza di reato!
Ma solo 11 anni dopo arrivò la sentenza definitiva che condannava a 1anno di reclusione questi banditi.
DAL MARE AL PO
Uno di loro…un certo Salvatore , si rivolge
alla CGIL di Guastalla e racconta la sua storia….che comincia così:
IO…”sugnu nu marinara e haio sempri pigghiatu lu pisci…. Non rina..!”
(cioè io sono un marinaio e ho sempre pescato pesci ...non sabbia
“ Haju sei figghi, tutti marinara di Mazzara …..O^ cchiù granni…
lassai la licenza di pisca e una vecchi varca di pisca di lignu…
e arrivai ccà o nord
(ho sei figli tutti marinai tutti di Mazzara….
al più vecchio lasciai la licenza di pesca
e un vecchio peschereccio di legno……
e così sono arrivato qua , al Nord)
E’così che sono arrivato a Boretto in questa azienda.
Era un’azienda importante, conosciuta
Per la sua flotta di natanti
Ma era anche conosciuta per gli impianti che lavoravano
la sabbia di PO.
Cominciai da li
non pescavo pesci ma sabbia……….enormi montagne di sabbia.
All’inizio lavoravo sulla terra ferma,
poi mi spostarono sul fiume di giorno …
e poi sempre più frequentemente
mi facevano lavorare solo di notte.
Ma il modo di lavorare nel corso della notte
era diverso a partire dalla 1°regola.
la raccomandazione principale del Capitano era
“…di non fare rumore!”
Non capivo il perché…
vicino a noi non c’era nessuno, solo pioppeti…e acqua.
Stavamo sempre al centro del canale
ma ci spostavamo in continuazione.
In una notte facevamo anche tre o quattro posti diversi.
Avevamo paura che qualcuno ci vedesse, forse perché stavamo
facendo una cosa proibita… scavare in alveo!
Ho saputo poi solo al processo che era vietato dal 1992.
Salvatore s’infuria, si discolpa
vuole un risarcimento perché ha solo ubbidito agli ordini del capitano :
“Lè, arrubbai , ma senza culpa! Eseguìu l’ordini dù capitanu!
(Ho rubato si ma senza colpa. Ho eseguito gli ordini del capitano)
Vuliu na varca di pisca e pì turnari a Mazara cu l’unuri ca
è giustamente meu!
(voglio un peschereccio e tornare a Mazara con l’onore che mi spetta).
EPILOGO
THIS IS A FILM
tratto dall'album Welcome To Goran Bregovic, ( spesso associato al cinema perché parte della colonna sonora del film Arizona Dream).
E’ stato composto nel 1993 Goran Bregović con la collaborazione di Emir Kusturica, ed è cantato e co-scritto da Iggy Pop
This is a film about a man and a fish
This is a film about dramatic relationship between man and fish
The man stands between life and death
The man thinks
The horse thinks
The sheep thinks
The cow thinks
The dog thinks
The fish doesn't think
The fish is mute, expressionless
The fish doesn't think because the fish knows everything
The fish knows everything
Questo è un film su un uomo e un pesce
Questo è un film su una relazione drammatica tra un uomo e un pesce
L’uomo si trova tra la vita e la morte
L’uomo pensa
Il cavallo pensa
La pecora pensa
La mucca pensa
Il cane pensa
Il pesce non pensa
Il pesce è muto
Senza espressione
Il pesce non pensa
Perché il pesce sa tutto
Perché il pesce sa tutto
Testo modificato ad uso scenico
Questa è una storia su un uomo e il fiume
Questo è una storia su una relazione drammatica tra un uomo e un fiume
L’uomo si trova tra la vita e la morte
L’uomo pensa
Il cavallo pensa
La pecora pensa
La mucca pensa
Il cane pensa
Il fiume non pensa
Il fiume è.
Perché il fiume sa tutto
IO SONO IL PO
Testo narrativo
Ciro Maiocchi
Adattamento teatrale e letture sceniche
Luciana Amadasi
Daniela Farina
Luigi Malaspada
Marco Paterlini
Pierluigi Sabbioni
Andrea Salvemini
Afro Somenzari
Fiorello Tagliavini
Donatella Zanoni
Supporto musicale
Maquis Trio band jazz/swing
Iniziativa organizzata e promossa
UNIVERSITÀ POPOLARE “Il pane e le Rose “APS,
in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi
Boretto Settembre 2026

















https://www.facebook.com/groups/1997390031161330/
IBAN: IT85M0707658020000000243109